Vendita dell’oro usato

Nell’ultimo decennio abbiamo assistito ad una profonda crisi economica e ad una conseguente svalutazione di innumerevoli oggetti e materiali, con il crescente disagio di grandi fette di popolazione nel trovare denaro liquido di cui disporre. A questo trend ha saputo rispondere con stabilità ed efficacia l’oro, bene rifugio per eccellenza. Il mercato di questo metallo nobile non ha subito particolari scossoni e mai come oggi le prospettive di vendita si presentano più che rosee e le opportunità innumerevoli.

Il principale obiettivo di coloro i quali intendono vendere oro usato risulta fondamentalmente essere quello della massimizzazione del profitto, tenuto conto del possibile valore affettivo ed economico del bene dal quale ci si separa.
Le nostre città pullulano di compro oro i quali, a seconda delle risorse economiche di cui dispongono e del metodo valutativo utilizzato, offriranno dei differenti prezzi d’acquisto. Tuttavia è bene sapere che è possibile vendere oggetti preziosi anche a diversi tipi di istituti: i cosiddetti banco metalli. Questi ultimi, talvolta, sono preferiti ai compro oro per via della più ferrea e stringente regolamentazione a cui è sottoposta la categoria. Infatti, un banco metalli necessita dell’autorizzazione della Banca d’Italia per svolgere la propria attività.

Qualunque sia la struttura scelta per vendere oro usato, è opportuno fare attenzione rispetto agli oggetti utilizzati per la pesa. Vengono solitamente adoperate delle bilance di precisione, costruite appositamente per una valutazione minuziosa come quella di beni in oro (il cui peso è espresso nell’ordine dei grammi). Può essere opportuno effettuare un controllo presso la propria abitazione del peso dell’oggetto da vendere, così come risulta essere parimenti opportuno un controllo dell’attrezzatura utilizzata in negozio.

La valutazione dell’oro differisce fortemente in base ai carati. Quella che si legge in negozio è già messa a punto e proiettata rispetto all’oro 18 carati (quello dei gioielli), mentre bisognerà chiedere al personale per la valutazione dell’oro 24 carati (quello utilizzato nella costruzione dei lingotti).
Gli oggetti comperati dagli istituti precedentemente citati sono innumerevoli: lamine, lingotti (acquistabili e vendibili privatamente dal 2000), monete d’oro (soprattutto la sterlina inglese del XIX secolo), gettoni e gioielli (catenine, collane, anelli). Soprattutto per questi ultimi, tuttavia, è solito incorrere in oggetti che presentano solo piccole parti in oro, per cui bisogna fare una maggiore attenzione nel momento della trattativa con l’acquirente.

Una volta che la mediazione sarà riuscita, il momento della vendita effettiva all’operatore richiederà il rispetto di norme particolarmente rigide. Infatti, il venditore dovrà fornire gli estremi del documento d’identità e del codice fiscale per la trascrizione nell’apposito registro delle transazioni. L’acquirente sarà obbligato alla detenzione dell’oggetto per dieci giorni, dopo di che sarà libero di procedere alla rivendita o alla fusione del bene. Contestualmente alla conclusione dell’operazione, l’operatore del compro oro e del banco metalli dovrà rilasciare un documento al venditore, comprendente le generalità di quest’ultimo, quelle dell’acquirente e la quantità d’oro rilevata, espressa sia in grammi che nel corrispettivo in denaro.

L’ultimo appunto è relativo alla questione del costo totale della vendita. Infatti, per somme uguali o superiori a € 1000, l’acquirente è obbligato alla liquidazione del venditore tramite assegno. Questo provvedimento è stato adottato sia per garantire la tracciabilità dei flussi di denaro, sia per evitare le infiltrazioni in questo settore da parte della malavita, potenzialmente interessata al riciclo di soldi in contanti e alla conclusione di operazioni cosiddette “in nero”.

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